Cosa rimane quando il linguaggio si riduce alla sua funzione più elementare — una canzoncina cantata nel buio per non perdersi? Ashes di Muta Imago non offre forme compiute né significati riarrangiati: sottrae all'esperienza la distanza minima che la renderebbe arte, e lascia tutto lì, irrisolto. Un pezzo che ragiona su voce, ripetizione e sulla necessità benjaminiana di trasformare la vita in calore.
Fotogenia celluloide, datagenica, diagrammatica. In un affondo penetrante, Lisa Cortopassi attraversa tre epoche storico-mediali del cinema, all’ossessiva ricerca della corporeità originaria che pulsa sotto la pelle di ogni immagine. Dal ralenti di Jean Epstein al datamoshing di Jacques Perconte, per deflagrare nella catastrofe termica di Harmony Korine: tre percorsi antipodici che si riuniscono nel gioco danzante dello sfarfallamento imaginale.
Tra storia dell’arte e critica femminista, Marta Zaninello ripercorre la vicenda del tessile come campo di potere e di riscrittura simbolica. Da pratica storicamente relegata ai margini, l’ago diventa nelle opere di Louise Bourgeois e Tracey Emin uno strumento di rivendicazione, capace di scardinare gerarchie artistiche e ruoli imposti. L’ago del potere legge il tessile come gesto attivo, politico e trasformativo, in cui l’esperienza personale si afferma come forza di riscatto e di ridefinizione dell’arte stessa.
Nell’ascolto non ci sono due corpi distinti, attivo e reattivo, soggetto e oggetto: c’è il passaggio mistico, il mundus immaginalis, la Montagna di Qāf. Arianna Locatello traccia i contorni di una fenomenologia sonora senza distanza, accompagnata dalle immagini residue di Henry Corbin e i monaci persiani, di Pierre Schaeffer e gli aborigeni della Siberia, chiudendo lì dove apre: sul velo che separava gli akousmatikoi dal maestro Pitagora.
La vita veramente insostenibile è costituita dagli oggetti e le storie che ci circondano. Un’aria impietosa della crudele vita contemporanea, dei gesti meccanici, del lavoro – che si intensifica dall’inorganico al riottoso, dalla frutta marcia ai sanpietrini scagliati. Le parole viaggiano sulle rotaie del tram, stringenti e automatiche. Un flusso di coscienza gentile, che trova forse pace in una gioiosa, ultima, tristezza.
Da oltre vent’anni Paolo Nori è la voce dei grandi scrittori russi in italia. Ha pubblicato romanzi e saggi di successo, tradotto Gogol’, Tolstoj e Dostojevskij, fondato la Scuola Karenin. Oggi insegna traduzione editoriale alla IULM. Scrive, legge e parla senza sosta, in rete e dal vivo.